Disagio psichico: perché lo sottovalutiamo e cosa possiamo fare
“Questa persona ha bisogno di aiuto?” Il disagio psichico che fingiamo di non vedere
Ve lo siete chiesti anche voi, almeno una volta.
Davanti a comportamenti sempre più strani, aggressivi, fuori controllo. Davanti a qualcuno che sembra “gridare” da mesi, da anni, senza che nessuno lo ascolti davvero.
“Questa persona ha bisogno di aiuto?”
Quasi sempre la risposta è sì. E quasi sempre ce ne accorgiamo tardi.
Un problema che sottovalutiamo
Il disagio psichico è uno dei grandi temi rimossi della nostra società.
Ne parliamo poco. Lo riconosciamo tardi. Spesso ci limitiamo a:
- riderci sopra, come se fosse folklore di paese;
- girarci dall’altra parte, perché “non sono affari nostri”;
- delegare a forze dell’ordine e amministrazioni, che però non hanno gli strumenti per curare.
Il risultato è che interventi ripetuti, anche con notevoli energie, contengono il problema ma non lo risolvono.
Perché accorgersene è importante
Ci sono due motivi cristallini per cui è bene accorgersi che il disagio esiste. Li elenco in ordine di priorità:
- per la sicurezza e l’incolumità di tutti, compresa quella della persona stessa;
- per compassione e solidarietà umana.
Una persona in grave sofferenza psicologica ed emotiva, se lasciata sola, può diventare un pericolo soprattutto per sé stessa e, in alcuni casi, anche per gli altri.
D’altra parte, chi le vive accanto prima o poi può perdere la pazienza. Con conseguenze che nessuno vuole.
Le leggi non sono perfette, tutt’altro. E la burocrazia spesso rende gli interventi non risolutivi. Ma questo non è un buon motivo per smettere di guardare.
È una situazione da attenzionare, non da sottovalutare.
Attenzione allo stigma
Una cosa va detta chiaramente: chi soffre di un disturbo psichico non è “un pericoloso” per definizione. È prima di tutto una persona che sta male.
Lo stigma fa danni doppi:
- isola chi soffre, che chiede ancora meno aiuto;
- spaventa chi sta intorno, che reagisce con rabbia invece che con attenzione.
La soluzione non è nascondere la testa sotto la sabbia. E non è nemmeno stigmatizzare.
Meglio prevenire che curare
Io ho le idee ben chiare a riguardo.
Serve sempre di più un supporto psicologico di prossimità. Ma molto di prossimità.
Un servizio vicino alle persone, nei paesi, non solo nei grandi centri. Un luogo dove chiedere aiuto prima di crollare, e dove anche familiari e vicini possano trovare ascolto e indicazioni.
Non sarebbe la panacea di tutti i mali. Ma le persone avrebbero un punto di riferimento e un appoggio prima che la situazione diventi un’emergenza.
Le priorità da rimettere in ordine
Il nostro Paese non vive un momento florido in termini di risorse. Il lenzuolo, oltre a essere diventato terribilmente corto, si è anche infeltrito.
Proprio per questo le priorità vanno scelte bene. Sono convinta che si debba investire di più nel sociale e nell’istruzione.
Il disagio giovanile, sociale e psicologico cresce. E mina la tranquillità delle comunità, grandi o piccole che siano.
La soluzione non è delegare a enti che rischiano di diventare carrozzoni vuoti ed emorragie finanziarie.
La soluzione è creare opportunità di sostegno, anche psicologico, per i cittadini.
Cosa possiamo fare, concretamente
- Non girarci dall’altra parte. Se una situazione ci preoccupa, parlarne con il medico di base o con i servizi sociali del Comune.
- Conoscere i servizi che esistono già, come il Centro di Salute Mentale (CSM) della propria ULSS, e far circolare le informazioni.
- In caso di pericolo immediato, chiamare il 112.
- Chiedere ai nostri amministratori di mettere il disagio psichico tra le priorità, non tra le emergenze da gestire quando è troppo tardi.
- Creare soluzioni dal basso: dove non arrivano i servizi istituzionali, servono iniziative indipendenti, solidali e territoriali, anche in forma associativa.
Da #rancuremose singolare a #rancuremose plurale
Io, se potessi, un servizio di ascolto di prossimità lo metterei in piedi il prima possibile.
Ma finché #rancuremose è singolare, dove volete che vada…
Qui ci vuole un #rancuremose plurale. Allora sì che riusciremmo a fare tante cose belle e nuove.
- Perché abbiamo bisogno di cose buone, più che mai.
- Perché abbiamo bisogno di smettere di delegare le responsabilità sociali.
- Perché abbiamo bisogno di tornare a fare comunità: sempre, costantemente, costruttivamente.
#rancureve, ghe n’emo bisogno.