Nasciamo puri, moriamo nella Grotta di Platone. Per fortuna c'è "A Finestra"!
Voi lo conoscete il mito della Grotta di Platone?!
Mi è tornato in mente proprio oggi, dopo uno scambio di riflessioni su quanto sia assurda la piega valoriale che sta infettando la nostra società.
Ve lo riassumo e poi ci ragioniamo sopra.
La Grotta di Platone
C’era una volta un gruppo di persone che vivevano dentro una grotta buia.
Erano sempre girate verso la parete. Dietro di loro c’era un fuoco, e davanti vedevano solo delle ombre che si muovevano sul muro.
Loro pensavano: “Le ombre sono il mondo vero!” Non sapevano che erano solo ombre.
Un giorno una di queste persone uscì dalla grotta. All’inizio la luce del sole le fece male agli occhi. Ma piano piano cominciò a vedere: gli alberi, i fiori, gli animali veri, i colori! Capì allora che fuori il mondo era molto più bello e vero.
Tornò quindi nella grotta per raccontare agli altri il bello che aveva visto:
“Venite a vedere! Fuori c’è di più!”
Ma gli altri non le credettero e continuarono a restare con le loro ombre.
Perché vi parlo della Grotta di Platone?!
Perché quando nasciamo siamo privi di paure e condizionamenti. Siamo puri e fiduciosi nel futuro, carichi di speranze.
Poi arriva l’ombra dell’insicurezza: ci convinciamo che il mondo sia solo brutto e cattivo e ci nascondiamo nel luogo più buio della Grotta di Platone.
Questo luogo, nonostante sia buio, umido e malsano, agli occhi di molti appare come un eldorado di comodità e illusione.
Chi si nasconde nella grotta si riscalda al tepore tossico di una vecchia fiamma che, se ben addomesticata, proietta ombre terrificanti:
- bandiere arcobaleno che sventolano impunemente, senza riguardo per i daltonici;
- orribili kebab armati di scimitarra a caccia di indifese pizze margherita, da cui sgorgano fiotti di salsa al pomodoro a destra e a manca;
- gruppi di insurrezionalisti che, spingendo carrozzine, sventolando bandiere di pace o imbarcandosi su navi pirata, con impudenza si permettono di rivendicare la dignità umana per tutti.
È facile credere alla luna nel pozzo.
È facile credere che la colpa sia di chi non ci somiglia.
Questa gestione delle paure è scaltra, subdola e trasversale. Tocca dei nervi scoperti che vanno al di là dell’orientamento politico.
I regnanti acchiappa like
A me però fanno più paura quei… regnanti nostrani acchiappa like, la cui unica supercompetenza è il selfie ingannafolpo.
Il loro mantra è:
“Spingo la lingua sul palato, inclino un po’ la testa, sorrido per finta e alzo l’ombra de vin al ciel. Vutto che non i me vota?!”
Siamo alla frutta. Marcia, però
La verità è che siamo al collasso, umanamente ed economicamente.
Negli ultimi trent’anni siamo stati guidati da una classe politica (destra e sinistra fa poca differenza) con costanti debiti formativi in tutte le materie.
Ma noi continuiamo a credere che ce la faranno. Perché vogliamo ancora credere alle ombre!
Il sogno di un’Italia che protegge e sostiene i propri cittadini è alla canna del gas:
- la sanità va a rotoli;
- la cultura la stiamo perdendo per strada;
- il divario economico sta esplodendo;
- spendiamo l’ira di dio per la formazione universitaria di centinaia di cervelli nostrani che poi mettono a reddito all’estero, mentre noi assumiamo personale straniero che non ha nemmeno titoli riconosciuti.
Siamo alla frutta. Marcia, però.
E quando qualcuno te lo dice chiaro e tondo, battendo proprio su quel dente che ti fa più male, cavolo se ci credi. Cavolo se torni a nasconderti nella grotta.
Ma siamo sicuri che nasconderci dentro la grotta e credere alle ombre ci salverà? Non ci è bastata l’esperienza del “ventennio”?
Io alla grotta preferisco la luce
Io non ci credo. Non so voi, io alla grotta preferisco la luce.
Credo invece che proprio in un momento come questo dobbiamo avere il coraggio di affrontare il nuovo che avanza.
Innovazione significa anche apertura al nuovo: poterci convivere e farlo diventare un’opportunità.
E quindi, in soldoni?
- Possiamo tornare a impegnarci insieme per prenderci cura delle nostre comunità, allenandoci ad accettare il nuovo, il diverso e il vetusto.
- Possiamo tornare alla politica, così da avere più voce in capitolo sulle scelte che a cascata condizionano la nostra salute, il nostro benessere economico e psicologico, il futuro nostro e dei nostri figli.
- Possiamo imparare a conoscere e apprezzare la diversità, in qualsiasi sua sfumatura. Come canta la buona Carmen Consoli in “A Finestra”: diversità è ricchezza!