Tutti sanno, nessuno parla. Ieri come oggi.
Tutti sanno, nessuno parla. Ieri come oggi.
Le camicie nere c'erano anche qui. In tanti lo sanno, in pochi hanno voglia di parlarne. Una riflessione sulla memoria e sul silenzio.
La sera sono un'abitudinaria. Guardo serie TV per staccare dal rumore di fondo: politica, geopolitica, tutto rumoroso, disastroso e soprattutto inconcludente. Mi ci impegno, perché altrimenti finirei a rimuginare. Ho bisogno di un po' di leggerezza.
Ultimamente sto guardando "Il Commissario Ricciardi", ambientata a Napoli nei primi anni Trenta.
La trovo inquietante. Non per gli omicidi, e nemmeno per la "dote" di Ricciardi di vedere i morti che parlano. Mi inquieta la cappa plumbea del regime che aleggia ovunque. Le camicie nere, violente, arroganti e ignoranti. La pretesa di controllare tutto e tutti, perfino i pensieri, spacciandolo per "serenità e benessere". Una pretesa che mi sembra ancora di moda.
Mia mamma era bambina durante la seconda guerra mondiale. Mi racconta che le camicie nere c'erano anche qui. E non erano venute da fuori: potevano essere il vicino di casa, il commerciante, chiunque. Anche qui seminavano violenza e paura. Un tempo la storia si tramandava così, con i ricordi condivisi tra generazioni.
Alcuni avevano soprannomi particolari. Non li riporto, che altrimenti rischio una querela.
Tacere, far finta di non vedere, è lo sport più praticato anche dalle nostre parti. Tutti sanno, tutti ne parlano sottovoce. L'importante è non metterci la faccia.
C'è un episodio del primo dopoguerra che riguarda un luogo di culto. Un posto che doveva essere sicuro, e che non lo era.
Avevo poco più di vent'anni quando feci una ricerca sulla storia delle nostre tre parrocchie. C'erano dei resoconti scritti a mano da un prelato, morto ormai da tempo. Chiunque poteva consultarli: bastava chiedere.
Qualche tempo fa ho chiesto di rileggerli. Non ci sono più.
Mi è stato risposto che bisogna proteggere la reputazione degli eredi di chi, in quegli anni, era stato protagonista di alcuni spiacevoli e poco edificanti episodi.
Proteggere chi non ha colpe è giusto, e lo condivido. Ma finché gli anziani sono vivi, la storia la ricordano. E se chiedi, te la raccontano. È il segreto di Pulcinella.
Io ho la fortuna di essere curiosa di queste storie e di amare la compagnia dei "grandi". Hanno ricordi, e la voglia di raccontarli.
Avere memoria è fondamentale per non ripetere gli stessi errori. E quando un errore si ripete ancora, e ancora, e ancora, non è più un errore. È un problema.
L'omertà è un problema. Il silenzio pavido è un problema.
Rancuremose.