pensieri

Una strada che non portava in nessun posto… forse

Un po’ come la speranza: l’ultima rimasta nel vaso di Pandora.

Che periodo è per te, che forse stai guardando questa foto e leggerai queste righe?

Lo vedi un futuro? Come ti sembra?

Che futuro avremo?

Probabilmente mi faccio troppe paturnie e potrei semplicemente viverla alla giornata. Invece ogni mattina, quando mi sveglio, mi chiedo: “Che futuro avremo?”

Mi sforzo di riconoscere possibili soluzioni, ma inesorabilmente mi sento anche un pochetto ebete tra tanti furbi che mi circondano. Forse dovrei solo farmi i ca**i miei e tutto sarebbe più semplice.

Invece faccio fatica a sopportare:

  • il tono morboso e sensazionalistico con cui vengono proposte le notizie;
  • la rabbia serpeggiante che sembra scorrere rigogliosa nell’animo umano;
  • il canto del cigno di una natura che ci sta implorando di cambiare rotta.

Martino Testadura

Poi mi ricordo di questo racconto di Gianni Rodari, la storia di Martino, un bambino da tutti considerato un po’ ebete.

Mi sento di assomigliargli. Perché Martino non crede per partito preso che non ci sia un’alternativa, che non ci sia un domani.

Martino parte, e crede che qualcosa di buono lo troverà, anche se tutti gli dicono che seguendo quella strada non troverà un bel niente… e invece!

Il racconto in breve

“La strada che non andava in nessun posto”, da Favole al telefono di Gianni Rodari.

All’uscita del paese ci sono tre strade: una va al mare, una in città, la terza – dicono tutti – non porta da nessuna parte. Martino continua a chiedere perché nessuno sia mai andato a vedere, e per la sua ostinazione lo soprannominano Martino Testadura.

Appena è abbastanza grande, una mattina imbocca proprio quella strada. Cammina a lungo tra buche ed erbacce, dentro un bosco che sembra non finire mai. Quando sta per arrendersi, un cane lo guida fino a un castello pieno di tesori, dove una signora allegra lo accoglie come se lo aspettasse.

Martino torna in paese con un carretto colmo di ricchezze e le regala a tutti, amici e nemici. Allora tutti si precipitano lungo la stessa strada. Ma per loro finisce contro un muro di alberi e spine: il tesoro era riservato a chi aveva avuto il coraggio di percorrerla per primo.

Il senso, per me

Forse sono anch’io un po’ testadura.

Ma preferisco imboccare la strada che “non porta da nessuna parte” piuttosto che restare ferma al bivio ad ascoltare chi dice che non c’è niente da vedere, senza esserci mai stato.

Perché certe strade nuove, se nessuno le percorre, non porteranno mai da nessuna parte.

#rancuremose